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Il Garante Privacy mette in allarme sulle app di Contact Tracing illegittime. L’emergenza Covid-19 non deve essere una scusa per ledere la privacy dei cittadini. L’unica app autorizzata a operare in questo contesto è Immuni, che trova il suo fondamento in una norma di legge nazionale.

L’emergenza Covid-19 non rappresenta automaticamente, e di per sé, una base giuridica sufficiente volta a incidere su diritti e libertà costituzionalmente protette, legittimando trattamenti di dati particolarmente invasivi, quali appunto quelli atti a consentire il tracciamento dei contatti da parte di qualsiasi titolare pubblico o privato”. Lo chiarisce in una nota il Garante per la protezione dei dati personali prendendo di mira il “proliferare di applicativi di contact tracing da parte di istituzioni pubbliche e soggetti privati, e anche in considerazione del perdurare dello stato d’emergenza disposto dal Governo”.

“Gli unici trattamenti di dati personali che, allo stato, possano vantare un’adeguata base giuridica – conclude l’authority – sono esclusivamente quelli che trovano il proprio fondamento in una norma di legge nazionale”.

L’unica applicazione per il contact tracing a cui i cittadini italiani possono e devono far riferimento per arginare la circolazione di COVID-19 è Immuni, promossa dal Ministero della Salute. Si tratta di una piattaforma digitale unica nazionale, che ha lo specifico obiettivo di tutelare la salute delle persone allertandole nel caso in cui siano entrati in contatto con soggetti positivi.

È chiaro, quindi, che per garantirne il funzionamento sia necessario accedere ad alcuni dati personali dell’utente. Per questo motivo, il Ministero della Salute, quale titolare del trattamento dei dati personali raccolti, ha provveduto a trasmettere al Garante per la Privacy una nota del 28 maggio 2020 contenente la valutazione d’impatto sulla protezione dei dati, al fine di essere autorizzato ad avviare il Sistema e la relativa applicazione.

 

Garante Privacy: Immuni è l’unica app di contact tracing autorizzata in Italia

Può sembrare paradossale, ma uno dei motivi per i quali molte persone non hanno scaricato l’app è la tutela della privacy, che rischia di essere compromessa dal ricorso a software alternativi che, complice la crisi sanitaria, hanno iniziato a circolare.

Il Garante ritiene legittimo e proporzionato il trattamento dei dati personali effettuato dal Sistema di allerta dell’App Immuni, in quanto, adottando un approccio “aperto” alla stesura del codice, garantisce piena trasparenza, correttezza e sicurezza in ogni fase di trattamento.

Ecco perché:

  • Volontarietà dell’utilizzo dell’app per tutte le funzionalità previste: dal download all’attivazione e alla disinstallazione.
  • Perseguimento di finalità specifiche: i dati verranno usati solo per contenere l’epidemia del COVID-19 o per la ricerca scientifica. 
  • Utilizzo dei dati pseudonimizzati: l’app utilizza solo dati pseudonimizzati.
  • Durata di conservazione dei dati limitata: tutti i dati, salvati sul dispositivo o sul server, saranno cancellati non appena non saranno più necessari e in ogni caso non oltre il 31 dicembre 2020.